Stampa

A seguire l'Ortognatodonzia in studio è il Dott. Mario Giovanniello, Laureato In Odontoiatria e Specializzato in Ortodonzia presso L'Università di Pavia. Le foto dei casi che seguono sono di pazienti curati esclusivamente da lui.

La posizione che i denti hanno nella bocca è funzione dello spazio che hanno a disposizione, delle loro dimensioni, e dei rapporti che hanno le due arcate dentarie fra loro.

L'ortodonzia è la branca dell'odontostomatologia che studia e applica strategie per"raddrizzare i denti storti".

A prescindere dalla forma dei denti, il rapporto corretto fra l'arcata superiore e l'arcata inferiore prevede che la prima sia un pò più "esterna", quindi i denti superiori sono leggermente più in fuori rispetto agli inferiori Questa situazione di normalità prende il nome di "Prima Classe". L'illustrazione sotto dà un esempio schematico delle classi scheletriche, ricordando che la classe ideale è la prima classe

 

Se i denti  superiori sono troppo in avanti si configura una situazione di "Seconda classe"

Se sono in denti inferiori ad essere più avanti dei denti superiori si ha una "Terza classe"; alcuni ricorderanno come una vecchia denominazione la chiamasse "masticazione inversa".

Prima, seconda e terza classe è solo una grossa suddivisione molto grossolana dei tipi di "occlusione", ovvero rapporti fra i denti. Le 3 classi hanno altre suddivisioni (scheletrica, dentale, canina, molare........) che qualificano con precisione il tipo di occlusione che ognuno di noi possiede. Non è intenzione di questa breve illustrazione addentrarsi in una spiegazione così complessa.

Ciò che importa è sapere che NEI BAMBINI E RAGAZZI se i denti sono storti perchè ad essere storte sono le ossa mascellari che li accolgono, allora l'intervento ortodontico sarà direttamente attivo sull'osso in crescita. Con apposite apparecchiature, si riesce a modulare la crescita delle ossa mascellari onde portarle ad avere rapporti di prima classe che come abbiamo imparato sono i migliori. La modulazione della crescita dei capi ossei, più che ortodonzia può definirsi Ortopedia, in quanto agisce sullo scheletro anzichè sui denti,  (in maniera dolce incruenta e ben tollerabile dal bambino). Tipico esempio di azione ortopedica è l'espansione del palato.

Malocclusione che richiedeva un allargamento del palato

Stesso caso a fine terapia. Una adeguato apparecchio ortodontico ha consentito al palato di allargarsi, creando lo spazio per l'allineamento dei denti

 

Spesso i denti sono disallineati a causa di mancanza di spazio; per creare lo spazio ove condurre i denti con gli spostamenti ortodontici spesso si devono ESTRARRE DENTI, spesso sani. Si veda l'esempio sotto riportato

Le frecce indicano i denti che devono essere sacrificati

Lo spazio creato permette di raddrizzare i denti riallineandoli

Stesso caso a inizio cure

 

Stesso caso a fine cure

 

Altri esempi di apparecchiature ortodontiche e di casi risolti con esse

Denti storti, palato stretto

L'apparecchio ha allargato il palato e allineato i denti

 

Un problema simile affrontato in un paziente adulto (le cui strutture scheletriche hanno finito di  crescere) è ben più complesso; per un adulto, ovviare a problemi ortodontici che erano facilmente risolvibili durante l'età evolutiva richiede procedure lunghe e difficili. Ciò non toglie che sia comunque possibile.

L'eta in cui è bene fare una breve valutazione iniziale è fra i 4 e i 6 anni.

A seconda dell'apparecchio che si utilizza possiamo suddividere l'ortodonzia in

MOBILE: utilizza apparecchiature che il paziente insersirce e rimuove più volte al giorno.

FISSA: utilizza apparecchiature che il dentista attacca ai denti del paziente e quest'ultimo non riesce a rimuoverle

A volte la soluzione di un caso orotdontico è composta da +  fasi di apparecchiature fisse e mobili.

L'Ortodonzia a volte serve a spostare un dente per poterci fare un ponte, o a "portarlo all'esterno" dell'osso per poterlo otturare correttamente.

Se un paziente ha sofferto di parodontite (si veda il capitolo dedicato ai problemi gengivali) l'ortodonzia può "riportare al loro posto" i denti che la malattia parodontale aveva spostato.

Condizione irrinunciabile per il successo di una terapia ortodontica è la MASSIMA MOTIVAZIONE E COLLABORAZIONE DEL PAZIENTE. Un paziente che non si presenta ad intervalli regolari, che non indossa  l'apparecchio e che NON LAVA BENE I DENTI non è destinato ad avere successo nella terapia.

L'apparecchio è un considerevole ricettacolo di batteri, e in più (soprattutto quello fisso), rende difficile la normale pulizia dei denti; da ciò deve conseguire che con l'apparechio è più facile sviluppare carie o gengiviti. Cosa ce ne facciamo dei denti dritti, se sono tutti cariati?